Foto Alphonso Johnson e Chester Thompson

Dice bene la centenaria zia materna di Alphonso Johnson, spiegando al nipote come utilizzare degli ipotetici limoni avuti in dono. La sua ricetta è semplice e salutare: basta estrarne la limonata. Detto fatto. Il succo frizzantino di limone è servito alla folta platea presente sabato 25 febbraio scorso al Frassati, nell’ ambito della rassegna “QM Live Club”. Sul palco ecco allora un duo d’ eccezione: Alphonso Johnson -appunto- (Philadelphia, classe 1951) al basso elettrico e Chester Thompson (Baltimora, classe 1948) alla batteria, una delle mitiche sessioni ritmiche dei Weather Report -  la storica band statunitense di marcata impronta jazz fusion attiva negli settanta/ottanta - pronto a condividere con il pubblico il brivido dell’ improvvisazione tout court. E da “duo” spremono i rispettivi strumenti al top, poiché la defezione improvvisa del chitarrista jazz rock marchigiano Frank Ricci -  ricoverato per un malore occorsogli a pochi istanti dall’ inizio show, poi fortunatamente risolto lungo la nottata - spinge i due artisti a ridefinire l’ assetto dell’ intero spettacolo, previsto invece per il trio chitarra/basso/batteria. Parafrasando a ritroso il celebre motetto di Edoardo Vianello “Se prima eravamo in tre a ballare l’ Hully Gully , adesso siamo in due...”, Alphonso J. e Chester T. aprono questo set alquanto inusuale con l’ imperturbabile “aplomb” appannaggio dei soli grandi.  Già dalle prime note di “Bahama Mama” - composizione scritta da Johnson dove il suo basso versatile, quasi ipnotico, tesse trame esemplari sui tocchi incalzanti e inconfondibili di Thompson - appare evidente la lucida capacità compositiva e la competente abilità tecnica dei due musicisti a stelle e strisce, dai curricola ripieni di collaborazioni altisonanti (Santana, Billy  Cobham, Frank  Zappa,  Genesis, Phil Collins..). Le dita del bassista di Philadelphia continuano a navigare attraverso il manico creando armonie, toni, melodie, veri e propri amplessi sonori, complice una tecnica particolarissima definita “stick”, atta a migliorare la pulizia del suono, appresa al suo arrivo a Los Angel “da un abile ingegnere durante le registrazioni dei brani ”- precisa lo stesso Alphonso Johnson. Perfetta è l’ intesa tra i due artisti-amici,  instancabili “creatori di nuova musica che nasce perché, quando suoniamo insieme, tutto diventa speciale” e ancora.. “ Noi stasera siamo comunque un trio: io, Chester e voi”, confida Johnson agli attenti spettatori invitandoli -con garbo- a porre qualsivoglia domanda. Lunghe ed applaudite le intense “Improvvisation”, intercalate da altri brani conosciuti come “Conflagration”(firmato C. Thompson) e “Follow You, Follow Me”, famosa song dei Genesis qui riproposta in una particolare versione strumentale. Omaggi e lodi, dunque, ai due musicisti d’ oltreoceano, capaci di appassionare dispensando talento, bravura e una buona dose di umiltà.

Francesca Giudice – Ufficio stampa QM
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