Foto: I Musici

Pareva palesarsi,  il buon “vecchio” Francesco Guccini, tra le comode poltrone dell’ Auditorium S. Antonio, col sorriso sornione e l’ ironia sottile che lo contraddistingue, ospite d’ onore ma invisibile solo all’ apparenza. E’ la sera di sabato 12 marzo scorso e un pugno di ottimi musicisti regala al folto e caloroso pubblico un medley  emozionante, saccheggiando a piene mani il repertorio del cantore, menestrello, scrittore di Pavana.  Sono  “I Musici di Francesco Guccini”, cinque artisti che hanno affiancato per anni il “Maestro” nel corso della sua lunga carriere artistica: il fedele compagno Juan Carlos “Flaco” Biondini alla voce e chitarre,il talentuoso  Vince Tempera alla tastiere, il prezioso  Antonio Marangolo al sax,  Pieluigi  Mingotti al basso e Ivano Zanotti alla batteria. Dal palco Flaco racconta le canzoni, le introduce con rispettoso e gentile savoir- faire , poi la musica le colora di magia e ricordi, riempiendo di  nostalgia gli orecchi e i cuori dei presenti. Si apre, come da copione, con la sempreverde “ Canzone per un’ amica” (dedicata all’ amica S.F.,  deceduta in un incidente stradale proprio mentre il Nostro registrava il suo primo e fortunato  album “FolK beat n. 1”). A seguire la storica “Noi non ci saremo” , riflessione sui disastri apocalittici dell’ era nucleare e le soffuse,  delicate “Incontro” , ”Vedi cara”, “Vorrei”, storie di rapporti e relazioni, che la penna sciolta di Francesco riesce a narrare con sentimento e tocco poetico sublime. Il Guccini contestatore, arrabbiato protagonista della nostra epoca, fa capolino invece ne “L’ avvelenata” ( uno dei primi testi dove l’ uso del linguaggio scurrile assume qui  valenza di protesta), nell’ epocale “La locomotiva” e nei versi commoventi di “Auschwitz-Canzone del bambino nel vento”, vero inno alla vita e accorato grido di dura condanna alle aberrazioni e atrocità che l’ uomo cosiddetto “sapiens” ha compiuto nel passato recente e purtroppo continua a compiere verso i suoi simili più indifesi.  Ancora di sguardi d’ infanzia e di considerazioni sulla vita che scorre racconta Guccini nella dolce “il vecchio e il bambino”, che I Musici ci presentano in bella versione arpeggiata, e il piano di Vince Tempera si mostra perfetto in  “Cirano”, altro grande classico di raffinata composizione. Il pubblico applaude e tributa lunghe, meritate ovazioni.  C’ è spazio ancora per  “Autogrill”, “Canzone delle osterie di fuori porta” ,“Eskimo” e “Asia”. Il concerto si chiude, dopo due ore ininterrotte di musica ed emozioni, con l’ avvincente, arioso blues di “Statale 17”. Grande merito dunque ai Musici, fortunati depositari di un lascito d’ inestimabile valore socio-culturale, e lunga vita al cantautore Guccini, ora ormai scrittore a tempo pieno.

Francesca Giudice – Ufficio stampa QM

Pubblicato il 17 marzo 2016.
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