Foto The Niro

Sabato 3 dicembre il Teatro Frassati ha accolto The Niro, all’anagrafe Davide Combusti, talentuoso cantante, compositore e musicista romano, qui in versione trio elettrico. Il concerto s’ accende da subito grazie alla voce pura e alla chitarra acustica: così l’ intro di “In my memory”, intensa canzone tratta dal suo secondo lavoro “Best Wishes”, accompagna il pubblico in un viaggio emozionale, venato di melodie rock, folk e soffuse atmosfere psichedeliche dai luminosi flash pinkfloydiani; la segue “Not at all”, veloce e ritmata, presentata con abile e snello arpeggio, che apre la sequenza dei nuovi brani scritti  in italiano - ora però proposti in inglese - succosa anteprima dell’ album di prossima uscita. Le canzoni si muovono nello spazio simili a galleggianti imbarcazioni con la prua diretta al cuore, traghettate con maestria da una voce particolare, altissima, a tratti dolce e delicata - perfetta per raccontare storie di vita personali- o a volte potente per descrivere quelle a sfondo sociale. Colpiscono, tra le altre,  “When the days, dal riff accattivante, ripetuto e tirato, la morbida “Possibility”, suonata da solo; poi “In my thoughts”, “Cara” e la toccante “Best wishes” riportano a vagheggiare celeberrimi musicals del calibro di Jesus Christ Superstar, anche per una certa assonanza nell’ impostazione e nella modulazione vocale. L’ ottimo e potente rock dell’    ipnotica “The wrestler”, di “London Theatre” e di  “So different” mostrano al meglio il sound corposo della band, composta dallo stesso The Niro alla voce a alla chitarra acustica e dai due “soliti compagni di viaggio” : Maurizio Mariani al basso e Puccio Panettieri alla batteria. The Niro paga tributo ai Buckley, padre e figlio, per ispirazione e affinità, esibendo una stratosferica “Liar” tratta dal suo disco d’esordio, dove l’ estensione vocale s’ innalza e si mescola al suo, ormai riconoscibile, falsetto. C’ è spazio anche per le liriche in italiano: “1969” brano “sbarcato” all’ Ariston un paio d’ anni fa ispirato proprio al primo allunaggio, forse uno degli ultimi episodi di corale vicinanza umana, “Eroe”, intimista e sognante, “Non riesco a muovermi” in  stile cinematografico ( The Niro firma anche colonne sonore), e ” L’Evoluzione della specie”, sospesa tra precarietà ed eccessi del vivere quotidiano e la spinta naturale verso il futuro. Sul finale spicca la rarefatta e malinconica Post atomic dawn, a suggello di uno spettacolo evocativo, dove la fusione di suoni e la timbrica così personale offrono ai presenti profonde vibrazioni. Francesca Giudice – Ufficio stampa QM
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