Lab.Teatrale Adulti – Semplicemente

 
SEMPLICEMENTE

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Note allo spettacolo

Non siamo nati per lavorare.
Eppure tornando indietro nella storia, l'uomo ha sempre dovuto lavorare.
Si lavora per necessità, per guadagno;  si lavora per dare un senso
alla propria vita o perché non si può farne a meno.
Nulla è cambiato allora durante lo scorrere dei secoli?
Molto è cambiato!
L'uomo di oggi non è frutto solo dell'evoluzione, ma come dice Di Maio: “
Il mondo si è salvato grazie alle rivoluzioni.”
Dalla più grande rivoluzione conosciuta, quella industriale, che non solo
ha cambiato il modo di produrre ma anche il concetto di lavoratore e di
uomo in genere, si è arrivati agli anni '80, dove il forte impulso
tecnologico del nuovo secolo, porta ad una nuova rivoluzione, dove ciò che
conta non è più la produzione agricola e industriale ma quella di beni
immateriali: il futuro dipende ora dalla conoscenza.
L'uomo non lavora più con le mani, sostituito dalle macchine in molte
funzioni,  viene chiamato ad una tipologia diversa di lavoro, quello
della mente.
Da questa rivoluzione nasce un nuovo stadio di evoluzione dell'uomo, uno
step che richiede nuovi schemi mentali che si adattino alla nuova
situazione.
L'uomo, sempre più connesso, ha creato un mondo nel quale l'informazione è
il nuovo prodotto e allo stesso tempo è la moneta: ti do informazioni nuove
se mi dai informazioni su di te in modo che possa venderti nuove
informazioni fatte su misura.
Perché l'uomo non si perda in questo circolo vizioso è necessario che
impari a regalare conoscenza, che impari a muoversi ad un ritmo diverso,
più lento, che gli consenta di pensare a fondo, che impari ad essere più
sfumato, senza farsi cogliere dall'ansia di precisione (per questo esistono
i computer) e che impari "l'ozio creativo", quello che  permette all'essere
umano di divertirsi lavorando perché come si diceva all'inizio: non siamo
nati per lavorare...
In nessun paradiso si lavora!
Nessuna religione contempla un paradiso dove si lavora...
Ma per intanto?
Intanto siamo chiamati a sognare un mondo nel quale la motivazione che ci
spinge a lavorare non è il guadagno ma la felicità; un mondo nel quale
tutti lavorano un po' meno, ma lavorano tutti e tutti sono felici.
Un'utopia?
Forse... ma chi non sogna non crea la realtà.
Sognare è un diritto, proprio come lavorare, anzi più importante, perché
come dice Edoardo Galeano: “Se non ci fosse il diritto di sognare tutti gli
altri diritti morirebbero di sete”.

Domenico De Masi (Rotello, 1 febbraio 1938) è un sociologo italiano.

Professore di Sociologia del lavoro presso l'Università “ La Sapienza” di Roma, dove è stato preside della facoltà di Scienze della comunicazione.

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