Ornella Vanoni: foto e recensione concerto.

Una lunga vita da raccontare attraverso la sua voce, verve e presenza scenica notevoli. Ornella Vanoni approda così all’ Auditorium S. Antonio di Morbegno domenica 19 novembre per l’ apertura sold out della XVIII stagione QM Live Festival con “Free soul”. Il progetto ambizioso che la cantante milanese propone nei teatri italiani da un paio d’anni - qui accompagnata dalle abili mani di Roberto Cippelli al pianoforte, Bebo Ferra alla chitarra e Loris Leo Lari al contrabbasso - è una sorta di fil rouge sui tocchi sviscerati del jazz d’ altissima qualità attorno cui la Vanoni intesse episodi intimi e ricuce le sue svariate tappe artistiche. Decenni di storia musicale italiana si snodano con classe ed umorismo davanti alla platea ammaliata e coinvolta. Si spazia dalle proteste partigiane così ben espresse nelle iniziali “Ma mi…”(brano in puro dialetto meneghino portato al successo dal compianto Nanni Svampa) e “Le Mantellate”, doni della penna di Strehler e delle note di F. Carpi, agli omaggi a cantautori di spessore tra i più rappresentativi del panorama nostrano, rispolverati con garbo, passione, ironia e rispetto. Avvolta in un sobrio trench scuro, strizzato in vita sopra un elegante pantalone in tono e una morbida camicia bianca, Ornella Vanoni rianima l’ icona di Marlene Dietrich con accenni di germanica vocalità,  cui accosta per contrasto la musica brasiliana e il sodalizio con Roberto Carlos, rappresentati ne “L’ appuntamento” divenuta a pieno titolo un vero e proprio cavallo di battaglia. La voce regina della musica italiana ancora in itinere, da oltre cinquant’ anni interprete poliedrica – cantautrice, attrice, cantante - offre una magistrale e toccante versione di  “Vedrai vedrai “e uno stralcio di “Mi sono innamorata di te” di Luigi Tenco - componente di quell’ onda genovese che con piacere la travolse…(”e dentro l’ onda c’era Paoli”) a cui dedica “Senza fine” , “Domani è un altro giorno” di Giorgio  Calabrese e Jerry Chesnut, poi Gaber e via via rammenta l’ indimenticato Dalla (..”lui aveva più doti vocali di tutti”), proposta in versione piano-voce con pennellate di chitarra e contrabbasso sul finale- e ancora lo  scanzonato milanese Enzo Jannacci con la simpatica cover di“ Vengo anch’io. No, tu no“, cui aggiunge la sua “SOS”.  Lo spettacolo si rivela un fluire ininterrotto di suoni e parole, farcito di aneddoti esilaranti del suo privato: dal primo fatale incontro con il grande registra Giorgio Strehler che la introdurrà nel mondo del Piccolo Teatro di Milano, all’ amore per i classici “standard” americani del calibro di “Just in Time” ben nota melodia nelle versioni di Sinatra, Nina Simone, Tony Bennett, alle atmosfere venate di soul black music, “Love Is a Losing Game”, tributo alla giovane star prematuramente scomparsa Amy Winehouse (“…io sono pazza di lei”). Accenna movenze aggraziate e sensuali la Vanoni- anima libera dalla forte personalità- unico vezzo a compendio della timbrica particolarissima e riconoscibile, della voce armoniosa dai toni caldi, suadenti o graffianti all’ occorrenza. “L’ anima è il sentimento, la bontà, la generosità, la comprensione, il perdono”, svela sul finale l’ artista come intro all’ ultima canzone della serata, la celeberrima “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo, a suggello di un concerto intenso e memorabile.

Francesca Giudice – Ufficio stampa QM

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